Anyone can play descriptive guitar. Quando la stampa mainstream incontra la musica altern…indip…dai, quella lì.

di Simone Dotto

I Fab Two di Repubblica, Gino Castaldo ed Ernesto Assante, sulle orme dei baronetti. Si narra che Assante sia in realtà deceduto e sostituito in redazione con un tirocinante altrettanto anziano

I Fab Two di “Repubblica”, Gino Castaldo ed Ernesto Assante, sulle orme dei baronetti. Leggenda vuole che al tempo dello scatto Assante fosse in realtà deceduto, poi sostituito in redazione con un tirocinante altrettanto anziano.

In ricco anticipo rispetto alla fine dell’anno grazie anche ad un raccolto generoso, proponiamo qui di seguito la nostra Top Five (con bonus) di hornbyana ispirazione che sintetizza il meglio del peggio del giornalismo italiano alle prese con album, concerti e artisti della musica cosiddetta “alternativa”[1]. Perché anche se la discografia sta patendo brutti momenti e la grande editoria non se la passa granchè meglio, non è comunque un buon motivo per conoscersi e darsi una mano a vicenda  -quando si tratta di farsi dare una mano, entrambe si fidano soltanto della televisione. Nota Bene: Non ci è sfuggito che “parlar male di chi parla di musica male” può sembrare una di quelle “meta-cose” saccenti e proprie dei secchioncelli, soprattutto quando si è usi dilettarsi nello stesso campo dei criticati, qui ma soprattutto altrove. Ma dal momento che si parla di una stampa che si definisce “generalista”, di personale non può esserci nulla . È il grande pubblico, bellezza.

5.

Recensione del concerto romano di Cat Power, La Repubblica Roma, 9/7/2013.

L’Icona del rock scende dal palco. “Questo suono mi spezza il cuore”

di Pietro D’Ottavio

Dove si rende conto del “concerto si fa per dire” della cantautrice americana, nota interprete di un “rock originale, creativo e fuorischema”. Momenti concitati che godono del cammeo di Violante Placido, delle dichiarazioni sferzanti raccolte dal regista Nanni Moretti e, soprattutto, dal decisivo Andrea Nuzzo, di professione Spettatore Indignato. Sapiente la stoccata finale, in polemica con l’organizzazione (come hanno potuto dimenticare il rischio maltempo?). In tutto questo trova spazio anche una curiosità geografica: lo sapevate che l’anagrafe di Atlanta si trova proprio ad Atlanta? Per dire le combinazioni…

4.

Intervista a Cosmo, La Stampa, 3/10/2013

Cosmo, il Battisti elettronico. “Quello che non si spiega si può suonare”

di Gabriele Ferraris

Dove il professore e grande firma del quotidiano torinese si avventura, lanternino alla mano, negli oscuri meandri dell’elettronica e lo fa sulla pelle del cantante dei Drink To Me. Siccome nella vita si chiama Marco ma in arte si fa chiamare Cosmo, gli fa dire che si chiama Marco Cosmo così non se ne parla più. Pur rientrando tra i giurati del Premio Tenco (e lo scrive), l’autore dell’articolo ha scelto saggiamente di non fidarsi di quel che dicono gli esperti (e lo scrive). Lui vuole toccare con mano, e quindi va a conoscerlo ad un aperitivo in piazza Vittorio, che è “un posto predestinato per la musica torinese”[2] per via dei Subsonica e di Levante, e poco importa se l’intervistato viene da Ivrea (e l’ha scritto). D’ordinanza i riferimenti random a Battisti e Battiato, ma solo quelli “più avanti”, tanto per far capire che ne capiamo, per far sapere quanto ne sappiamo. Eccitanti le sequenze che descrivono il concerto di Cosmo “fighissimo” (sì, scrive anche questo), pieno di “visuals entusiasmanti” e soprattutto di “macchine elettroniche”. Ma dici tipo i computer, Gabriè?

3.

Recensione del concerto degli Editors a Milano, Il Sole 24 Ore, 11/10/2013

Gli Editors ieri a Milano con una nuova line up non ancora al top rispetto al loro passato (ovvero l’arte del titolar ficcante)

di Cesare Balbo

Dove si disquisisce dottamente dell’evoluzione del gruppo di Birmingham. Cominciando dalla sostituzione del chitarrista e il defilarsi di una tastiera, continuando con il minor peso dato al suono della tastiera, per concludere con un ragionamento intorno alla lenta ripartenza dovuta al cambio in corsa dei chitarristi. E che si trattano così, le tastiere? Il risultato è un “effetto complessivo di alternative rock americano, non a caso il disco è stato registrato a Nashville [noto quartier generale della musica alternativa, ndr] ai Blackbird Studios, ben diverso dall’indie rock prima maniera”. Chiaro. Per fortuna che almeno ora “le canzoni hanno testi più melodici”.

2.

Recensione del concerto di Anna Calvi a Milano, Il Sole 24 Ore, 20/09/2013

Anna Calvi, presenza scenica da togliere il respiro al Parenti di Milano

di Cesare Balbo (a pari merito con se stesso)

Dove si riconoscono il “solido contenuto tecnico vocale” dell’interprete, sia pure al netto di alcune “fioriture vocali” che coerentemente scendono solo “sulle vocali” – quando un virtuosismo di sole consonanti dentali e gutturali avrebbe fatto tutt’altro effetto. Dal resoconto pare che la Calvi soffra un non meglio identificato “travaglio interiore” ma che, al contrario di Amy Winehouse, abbia perlomeno il buon gusto di non esibirlo sul palco: del resto è una cantante matura, non solo artisticamente ma anche anagraficamente[3] dato che “è ben oltre la soglia dei 27 anni che sono costati la vita a molti artisti tra cui proprio la Winehouse”. Grat grat. Tuttavia i demoni di Anna restano ahinoi visibili, se è vero che “il lato oscuro dell’artista, che ha oscurato anche i suoi capelli, come evidenzia il brano ‘Suddendly’ che parla di quello stato depressivo che paralizza e non si sa come superare, nonostante non si voglia crogiolare in quella condizione”. Pensate un po’ che merda dev’esser venuta fuori ‘sta tintura….

1.

…And the winner is:

Recensione del disco Aspettando i Barbari dei Massimo Volume, XL (leggi La Repubblica[4]), Ottobre 2013

Stanno arrivando i barbari e il nemico avanza

di Michele Chisena

Dove l’insuperato autore ci accompagna lungo “questo immaginifico viaggio sonico” e subito va a incagliarsi su di un paragone piuttosto dettagliato con Achtung Baby degli U2 (!?). Ecco dove avevamo già sentito quella sezione ritmica “spietata nel sincronismo metronomico”, ecco perché ci suonava famigliare quel “descrittivismo chitarristico” che a un certo punto diventa anche un po’ “espressionismo cinematografico”. Non è altrettanto chiaro invece com’è che “la vita stinta dell’attesa” sia diventata “stitica”, e perché il ritornello di Dimaxyon Song, “Ti piaccia o no” venga tradotto nel “grido disperato e molto punk ‘Ti piaccio o no?’”. Ma come la musica dei Massimo Volume anche l’interpretazione di Chisena è un’esperienza trasfigurante che rivela nuove, impressionanti verità: ad esempio che Stefano Pilìa è il bassista della band, e non il chitarrista. Se vedete Clementi giungere in sena con un grosso attrezzo a tracolla, è solo perché gli piace far pesi anche sul palco. Anche voi, siate un po’ immaginifici che caspita!

Bonus track, come nei cofanetti

La recensione del concerto di Bon Iver a Milano, 31 ottobre 2012

Musica acuminata e potente. Bon Iver, due dischi per il successo-remix

di Gino Castaldo

La recensione è dell’ottobre 2012 e quindi cade automaticamente fuori classifica. In più c’è che il Ginone è un fuori classe di suo, specialmente quando osa trascurare per un attimo l’ultimo di Phil Collins e le ristampe dei Creedence Clearwater Revival e parte all’esplorazione dell’”acuminato” contemporaneo. L’ingenuità che lo spinse ad equivocare il nome degli amici Wilco, oscura band americana disgraziatamente citata da Bon Iver durante lo show (in fin dei conti sono in giro dal ’94, non si può mica star dietro a tutto…), con quello di un inesistente (ma non per questo privo di talento) “amico Wilko” è già stato oggetto di ingrato dileggio e addirittura di un gruppo Facebook appositamente dedicato. Non tutti però sanno che, con perizia propria del professionista, dopo aver giustamente punito lo stagista in redazione reo di non averlo avvertito come sarebbe stato suo dovere (“machennesò, a me piace David Guetta”, pare sia stata la sua fragile difesa), Castaldo ha corretto di proprio pugno l’errore, cambiando l’incriminata “quando cita il suo amico Wilko” in una più rigorosa “quando cita Wilko”. I detrattori saranno contenti: hanno rovinato un’amicizia.


[1]               Laddove il termine sta ad indicare tutto ciò che eccede l’ultimo cd di Antonello Venditti o il concerto all’olimpico di Lorenzo Jovanotti
[2]             In realtà il posto dove si decidono i destini della musica torinese, più che Piazza Vittorio, sono proprio gli aperitivi a piazza Vittorio. Ma questo è un altro discorso.
[3]             Dati e statistiche gentilmente offerti dall’anagrafe di Austin. Ad Austin.
[4]              No, dai, scherzavo. Non leggerla.
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